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L'AMBIENTE DI GUCCI
Corrado Clini e Patrizio Di Marco, CEO di Gucci collaboreranno per ridurre le emissioni della casa fiorentina della moda. Lo scopo? Dare un valore sostenibile alla moda.

L'alto artigianato della moda si era già espresso alla conferenza internazionale sullo sviluppo sostenibile Rio+20 organizzata dalle Nazioni Unite lo scorso giugno in Brasile. E lo aveva fatto proprio per bocca di Patrizio di Marco. A ciò ha fatto seguito la creazione di un logo ad hoc (una delle due note G è diventata verd) e l'accordo con il Ministero per l'ambiente.


Nei prossimi mesi verrà dunque avviato un progetto che porterà alla valutazione dell'impatto ambientale di alcuni dei principali prodotti a firma Gucci e dei relativi eco-costs di produzione, con il fine ultimo di portare ad una generale riduzione degli stessi sull'intera produzione e di ottenere una linea sostenibile sia dal punto di vista ambientale che umano. Un esempio per tutti:già ora, per ogni stecca si bambù recisa per ottenere i famosi manici, ne viene piantata un'altra.


Il miglioramento ambientale della produzione consentirà all'azienda di rientrare in speciali parametri nazionali e internazionali di sostenibilità, potendo apporre sui prodotti idonei il marchio del progetto che il Ministero dell'Ambiente lancerà ufficialmente nel 2013. Le etichette riporteranno così tutti i dati relativi ai costi ambientali, intesi come risorse impiegate per realizzare il capo d'abbigliamento stesso.
Sono già numerose le aziende che hanno sottoscritto accordi individuali con il Ministero dell'Ambiente per la riduzione delle emissioni nocive , in un'ottica di miglioramento ambientale ma anche di rilancio delle imprese italiane in un settore fondamentale della nostra economia da un lato, e di attenzione alla sostenibilità dei processi produttivi dall'altro.
Cogliendo la tendenza internazionale  verso  una maggiore sensibilità ecologica anche nella moda, si acquisisce uno strumento ulteriore di competizione in un mercato dove l'artigianato italiano ha sempre primeggiato e che ora inizia a coniugare il concetto di "lusso" con quello di sostenibilità.

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