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LA NUOVA INFORNATA/2
Come promesso completiamo il giro dei forni comunitari italiani. Un modo per risparmiare e ritrovare uno spirito di comunità che sembrava perduto. Lombardia
Molti degli antichi forni di questa regione sono stati recuperati grazie all'azione dei volontari di Italia Nostra.

Il forno di Cascina Favaglie (MI) serviva agli abitanti per cuocere il pane di uso quotidiano. Veniva utilizzato a rotazione dalle varie famiglie e, per economizzarne l'utilizzo, si cercava di riempirlo completamente, tanto che era consuetudine che si associassero diverse famiglie.

Il suo utilizzo continuo, quindi, riduceva sensibilmente anche l'impiego della legna per riscaldarlo: al mattino, il primo utilizzatore si portava appreso due fascine poi, per i successivi impieghi, bastava una fiammata fatta con una sola fascina.

Ai giorni nostri era stato utilizzato per cuocere pizze. Ma a causa della riqualificazione dell'intera cascina non è più funzionante. È stato comunque sostituito da un nuovo forno meno dispendioso in termini di alimentazione.

Cascina Croce (MI)
Anche questo forno trae origine dalla necessità che un tempo avevano le famiglie delle nostre campagne di panificare con minore dispendio possibile di risorse, dal lavoro alla legna. Seguendo un particolare ordine, si alternavano a panificare le varie famiglie della zona.

Oggi, dopo il restauro, i volontari esperti panificatori lo utilizzano varie volte all'anno durante la Festa del Pane e in occasione della Festa di Cascina Croce. E durante le feste, gli alunni delle scuole hanno l'irripetibile opportunità di ammirare in presa diretta l'arte della panificazione.

Il grande forno originale di Cascina Favaglie in provincia di Milano richiedeva una notevole manodopera per portarlo in temperatura: basti pensare che per il suo utilizzo al sabato sera l'accensione e il mantenimento della fiamma iniziavano dal lunedì di inizio settimana. Era pertanto necessario costruire un forno di minori dimensioni e con appropriato isolamento.

Le dimensioni valutate in funzione della panificazione di circa 50 pani da 700 grammi portarono a dimensionare un piano di cottura di 180 cm di diametro. L'area di valore museale nell'ambito della quale veniva costruito, a lato di due tettoie dette "barchesse", ha portato a disegnare una struttura di tipo agreste con tettuccio coperto in coppi. Oggi le caratteristiche di forno comunitario sono però scomparse.

Alcuni esempi nel resto d'Italia
Pescomaggiore - L'Aquila
È stato risistemato con fondi della Caritas e utilizzato per la Festa del Pane, in modo che il prodotto possa essere distribuito a tutte le famiglie del paese. Un momento di socializzazione arricchito da eventi culturali come concerti nello spazio circostante il forno e lungo il vicolo, presentazione di libri, mostre d'arte, ma anche mercatini per i piccoli produttori locali.

Si prevede inoltre che il forno di Pescomaggiore possa entrare in sinergia con il mulino di San Gregorio, distrutto dal terremoto. La Confcommercio dell'Aquila ha già dato la disponibilità a fornire i docenti per corsi di panificazione.

Parco Archeo Minerario di Rocca San Silvestro – Campiglia Marittima (LI)
È collocato in posizione esterna rispetto alle abitazioni. Questa struttura, molto capiente, poteva cuocere una notevole quantità di pane, sufficiente per coprire il fabbisogno settimanale di vari nuclei familiari. Le fonti trecentesche riferiscono dell'attività, nelle città toscane, di forni pubblici per gli abitanti residenti nei vari quartieri.

Il forno venne costruito in una fase piuttosto tarda (fine del XIII-inizi del XIV secolo), quando l'abitazione soprastante il posto di guardia era già stata abbandonata. Il suo funzionamento era simile a quello dei forni tuttora visibili nelle case coloniche di campagna: il fuoco si accende a contatto con il piano di argilla, sotto la volta, in modo da riscaldare il vano e quindi si procede con la cottura del pane o delle focacce. Il condotto che mette in comunicazione il piano di
appoggio con l'apertura in basso aveva la funzione di raccogliere la cenere; al momento dello scavo, era infatti riempito da strati compatti di cenere. Durante la cottura il condotto era chiuso con una lastra di pietra.

Alla fine del XIV secolo, in una fase di generale abbandono dell'insediamento, il forno perde la sua funzione primaria e la cavità di cottura viene utilizzata come ripostiglio di attrezzi da lavoro e di oggetti d'uso domestico: sul piano di argilla sono state infatti rinvenute due falci in ferro e un'anforetta in ceramica.
Oggi ha valore di reperto storico.

Casa Bettola - Reggio Emilia
È gestito da un centro sociale e vuole diventare un bene comune per il quartiere e la città, una risorsa da condividere che potrà essere usata per fare il pane e la pizza, ma anche come punto d'incontro per tessere relazioni e scambiare conoscenze.

In conclusione, l'utilizzo dei forni è ancora prevalentemente di tipo occasionale, quasi sempre in coincidenza con le feste locali e in funzione di un'aggregazione di tipo comunitario alla riscoperta di antichi saperi e pratiche tradizionali da valorizzare.

Ma può essere anche accompagnato da attività di formazione e di conoscenza (per esempio per gli studenti delle scuole medie ed elementari) dei segreti del mestiere della panificazione uniti ad attività di promozione di prodotti tipici locali e di prodotti artigianali. La crisi ha offerto agli antichi forni un'opportunità di riuso. Non sprechiamola.
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