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In Finale di partita di Samuel Beckett*, Hamm - il cieco sopravvissuto alla guerra nucleare - racconta: "Ho conosciuto un pazzo che credeva che la fine del mondo ci fosse già stata (. ..) Andavo a trovarlo, al manicomio. Lo prendevo per mano e lo tiravo davanti alla finestra. Ma guarda! Là. Tutto quel grano che spunta! E là! Guarda! Le vele dei pescherecci! Tutta questa bellezza! Lui liberava la mano e tornava nel suo angolo. Spaventato. Aveva visto solo ceneri". Nei nostri ricordi e nelle nostre aspirazioni il paesaggio è spesso vergine e incontaminato. Eppure anche se contestati da molti amanti della natura, le grandi pale che catturano l’energia eolica sono ormai diventate parte integrante del nostro paesaggio.
I campi eolici in grado di catturare la forza del vento potranno diventare in futuro un simbolo del nostro tempo e, perché no, della bellezza del progresso? Diversamente dai pali della luce, che nessuno si sognerebbe di definire esteticamente premianti, ma che ormai a nessuno verrebbe in mente di rimuovere per non turbare i declivi verdeggianti, i nuovi mulini che macinano l’energia eolica come  fosse un nuovo grano rinnovabile si stanno integrando nel paesaggio. 

In fila, come i Moai dell’isola di Pasqua o in una versione land art, sottolineano il profilo delle alture dove si raccoglie il vento che fa girare queste vele tecnologiche che almeno testimoniano la volontà di approcciare la natura in un modo diverso. Vincere i luoghi comuni e vedere con altri occhi tutta questa bellezza non è cosa facile. Ma l’energia eolica è fra le energie rinnovabili più promettenti come indicano le performance ottenute in Italia e oltre che “energia rinnovabile” è “energia rimovibile”. 
Le installazioni eoliche, infatti, si smontano con facilità e occupano una piccola porzione di terreno in confronto, per esempio, alle installazioni fotovoltaiche. 

Secondo Edoardo Zanchini - responsabile Energia dell'associazione ambientalista Legambiente - gli impianti eolici che iniziano a costellare la Penisola, oltre a essere indispensabili ai fini delle politiche climatiche, sono spesso anche elementi di estetica contemporanea. Per affrontare la sfida culturale posta da questa convinzione, l'Associazione ha organizzato un convegno intitolato "Il vento fa bene all’Italia?" nel corso del quale si è data la parola alle immagini con il volume fotografico Smisurati giganti?, realizzato per documentare attraverso gli scatti di Pablo Balbontin e Luca Marinelli la modernità dell'eolico nel paesaggio italiano. 

Ai testi hanno contribuito due tra i massimi paesaggisti italiani, gli architetti Bernardo Secchi e Daniela Moderini.
"I rotori eolici - scrive Secchi - sono tra i pochi materiali costitutivi di interi paesaggi che riprendono una grande tradizione del design moderno; un disegno essenziale, minimalista, rigidamente funzionale, che si affida a nuovi materiali, che interpreta il nostro rapporto con la natura, in questo caso rappresentata dal vento. È una grande lezione per l'architettura". 
Daniela Moderini si richiama invece alla particolare esperienza del foggiano dove "un approccio progettuale adeguatamente ampio ha permesso di integrare pale realizzate nella giusta scala con un territorio ricco di tesori archeologici, creando un itinerario di visita unico, in grado di promuovere un'area dell'Appennino relegata altrimenti ai margini". 

Oltre ai risultati già conseguiti, si tratta quindi di aprirsi a nuove opportunità ancora da esprimere, attraverso un diverso approccio da parte dei progettisti. Prima ancora del disegno del paesaggio, si tratta di mettere definitivamente al riparo l'eolico dagli abusi e dalle speculazioni, che pure ci sono stati, attraverso una riforma del sistema normativo. Occorre dunque in primo luogo definire un quadro di regole chiare e di procedure trasparenti per capire il vero impatto sul paesaggio sull’ambiente dei progetti per l’energia eolica in modo da tutelare l'interesse generale.

L’altra sfida è culturale per battere la nostalgia del tempo passato, che per definizione ci sembra migliore di quello presente. In realtà nel nostro tempo e nel nostro sentimento della bellezza si devono integrare via via gli elementi nuovi, proprio come i pali della luce che – come i cipressi – si allineano nel paesaggio senza che nessuno rimpianga il sia pur fascinoso lume di candela. 

* Samuel Barclay Beckett, drammaturgo irlandese (Dublino 1906-Parigi 1989).
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