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...è al sole. Da tempo la ricerca scientifica sta esplorando fonti di energie alternative guardando al mondo vegetale. Dopo l’università di Roma anche Torino sta sviluppando una tecnologia per sostituire al silicio il…misto bosco.
La Cyanine, azienda specializzata in biotecnologie, insieme a Pianetasocietà di Settimo Torinese specializzata in energie rinnovabili che quest’anno ne ha acquisito le quote di maggioranza, e con le risorse umane dei laboratori del Nis, il centro di eccellenza per le nanotecnologie dell’Università di Torino, hanno dato il via alla sperimentazione di un progetto “avveniristico” che fa un salto indietro nel passato remoto della vita sulla Terra quando dominavano le gigantesche foreste pluviali del Carbonifero: produrre luce utilizzando le piante.
Così il  piccolo arbusto della famiglia delle Eriacee, delle gite in montagna, dalle bacche commestibili e dal succo nero-bluastro ricco di proprietà salutari, diventa protagonista della ricerca scientifica in materia di energie alternative al silicio e utilizzato per produrre energia elettrica.
 
Il  silicio, materiale con cui si costruivano i pannelli solari, ormai sembra superato. La nuova frontiera dell’energia è un salto all’indietro, nel passato: produrre luce utilizzando le piante inseguendo il fotovoltaico di terza generazione. Con i mirtilli, e non solo. Il perché è semplice. Il silicio è molto caro (il prezzo del silicio ad alta purezza non sembra destinato a scendere vista la scarsità dell'offerta) e non ha un’ottima resa, spiegano i ricercatori. «Finora il fotovoltaico si è retto sugli incentivi pubblici, altrimenti installare i pannelli sarebbe troppo costoso» sostengono oggi a Torino e ieri al Polo per il fotovoltaico organico del Lazio, presso il Dipartimento di Ingegneria elettronica dell'Università di Roma Tor Vergata.

Ecco perché la ricerca sta virando verso nuovi materiali, più efficienti ed economici. E verso i pigmenti organici sintetizzati biologicamente: i nuovi pannelli sono costituiti da uno strato di pigmento fotosensibile, l’antocianina ottenuta dalle bacche, confinato tra due strati di vetro o plastica trasparente e flessibile. Il pigmento viene messo in stretto contatto con un elettrodo composto da nanoparticelle di ossido di titanio. A differenza dei normali pannelli solari oggi in commercio, questa tecnologia eliminerebbe del tutto il silicio. Quindi costerà meno produrli e istallarli e usando  supporti flessibili, fogli o lastre di vetro semi trasparenti, potranno essere distesi sopra i palazzi, funzionare come copertura per le tende della protezione civile, essere parte delle finestre di un edificio, dei cristalli di una vettura o di altre mille pragmatiche applicazioni senza alcun impatto estetico.

La maggior parte dei pannelli solari oggi in commercio e in opera è costituta da pannelli in silicio che restituiscono il 15% circa dell'energia solare che ricevono e in più diminuiscono d’efficacia con l’aumentare della temperatura, ed è un controsenso, visto che per funzionare devono essere rivolti verso il sole.  

Alle celle dei nuovi pannelli questo non accade e comunque possono lavorare anche nelle zone d’ombra o permettono di sfruttare anche  il sole indiretto essendo più «sensibili» alla luce..
La strada dei pannelli organici per soppiantare quelli oggi in uso è ancora lunga. Ma gli incentivi che ripianano gli alti costi del fotovoltaico tradizionale sono oggetto di continue revisioni e la possibilità di risparmiare circa il 60% rappresentato dal costo-silicio è certamente un buon motivo almeno per cominciare ad affiancarli a quelli soliti detenuti dalle famiglie.

Questa estate, a passeggio nei boschi, guardiamo con occhi nuovi il piccolo arbusto dai frutti saporiti.

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