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Si chiama Onkalo, che in finlandese significa cavità, il nascondiglio più pericoloso del pianeta. Proprio in Finlandia si sta costruendo il primo deposito permanente per scorie nucleari al mondo.
Onkalo (cavità) suona molto simile a Onfalo (parola di origine greca che significa ombelico). E proprio di un sistema di gallerie sotterranee che affonda nelle viscere della terra stiamo parlando: un sistema gigantesco progettato per durare almeno 100.000 anni, cioè il tempo stimato per la pericolosità dei residui.
 
Ogni giorno si accumulano a vario titolo grandi quantità di scorie nucleari e rifiuti tossici che vengono stockate in magazzini “provvisori”, in quanto non garantiti come il deposito previsto dai finlandesi, e dunque vulnerabili, sia a causa di disastri naturali, sia per via di errori umani o di traffici criminali.
 
Nel 1994 nel Paese nordico è stata approvata una legge secondo la quale tutti i residui tossici nucleari usati in Finlandia (1% delle scorie mondiali) devono rimanere sul territorio nazionale in un sito dedicato con condizioni geologiche adatte. La popolazione è abituata a convivere e a lavorare grazie ai reattori ed è perciò collaborativa e consenziente. La località individuata si chiama Olkiluoto e il deposito è stato battezzatoOnkalo (su cui il regista danese Michael Madsen ha girato un documentario).
 
La costruzione è iniziata nel 2004 e, se nel 2015 la ditta costruttrice Posiva Oy riceverà tutti i permessi e licenze necessarie, la fine lavori sarà – secondo previsioni – fra 120 anni.  Nel frattempo il deposito avrà abbastanza spazio per le scorie corrispondenti a 100 anni di produzione di energia nucleare. Le scorie vengono depositate in barili metallici, rivestiti internamente di rame, estremamente resistenti alla corrosione dell’acqua. Già 1,5 cm bastano per più di 100.000 anni, ma questi barili avranno uno spessore di 5 cm che li proietta nell’eternità, secondo i criteri umani.
Intorno al 2120 il tunnel verrà sigillato.
 
Non mancano certo dubbi che riguardano la sicurezza di Onkalo.
In primo luogo la solidità della costruzione stessa in relazione ai limiti dell’esperienza umana. Infatti, le strutture più vecchie esistenti hanno 5.000 anni (è il caso di Hagar Qim a Malta). Dunque, non possiamo realmente sapere se è possibile costruire un artefatto in grado di durare 100.000 anni. I romani antichi – tra i migliori architetti conosciuti – sono stati capaci di opere di ingegneria in uso ancora oggi, 2.000 anni dopo, ma quest’abilità va moltiplicata per cinquanta volte: un’enormità. Si obietterà che le risorse tecnologiche di oggi sono a loro volta enormemente superiori, ma ogni epoca ha un ego ipertrofico quando si tratta della propria capacità di realizzare grandi opere e ciò vale anche per l’oggi. Il tempo e gli eventi hanno poi spesso ridimensionato le ambizioni umane. In questo caso poi la posta in gioco è altissima, come sempre quando si tratta di nucleare: un’ energia in grado di mettere a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta.
 
Se i test che verranno eseguiti tra il 2012 e il 2015 dimostreranno che in tutti i settori e senza incertezze la struttura potrà reggere, rimane sempreil problema di mantenerne il controllo e la sicurezza nel corso dei decenni e dei secoli per tutelare le generazioni future. Onkalo sarà circondata ancora dai militari fra 500 anni o secoli e secoli dopo la sigillatura? Con quali lingue si metterà in guardia la popolazione locale, con quali protocolli verranno passati i codici di interdizione o programmata la manutenzione? Come si manterrà la memoria del sito è quali simboli o icone verranno ancora comprese tra diecimila anni? Chi terrà accesa la fiamma eterna di questo nuovo zoroastrismo alimentato a barre di uranio?
 
Non va dimenticato che a oggi, pur disponendo dell'infinita possibilità dei computer di decifrare i segni, molti reperti come il disco di Efeso resistono a ogni capacità di interpretazione. E ancora, l’istinto a esplorare e a scavare è insito nell’uomo, come dimostrano i ritrovamenti nei luoghi e nelle condizioni più impervie. Forse un'antica leggenda condurrà gli archeologi del futuro sulle tracce di questo Minotauro tecnologico acquattato nel suo labirinto sotterraneo?
 
Ciò succederà ancora: dimenticheremo da un lato ed esploreremo dall’altro. Come non immaginare un manipolo di archeologi del futuro alle prese con segni incomprensibili e un tracciato di gallerie sotterranee che magari faranno gridare a una nuova Atlantide. Il mito, infatti, e solo quello, resiste nella memoria collettiva ma in modo incerto e sfumato (come nel caso di luoghi sacri o nefasti più volte scoperti e perduti nel corso dei secoli). E mille secoli sono veramente tanti. Finlandia e Svezia potrebbero aver affrontato perfino un'altra glaciazione. Ci saranno spostamenti geologici  anche in zone attualmente stabili e cambiamenti climatici di impossibile previsione su tempi così lunghi (oltre agli ovvi rivolgimenti socio-politici).
 
Gli ingegneri hanno costruito i barili per resistere a pressioni fino a 45 Mpa, l’equivalente alla pressione dell’acqua a 4.500 metri, ma contando sul fatto che l’eventuale ghiaccio non supererà 3.000 metri di spessore. Tra rame, resistenze e rivestimenti di argilla intorno ai barili, la cosa dovrebbe reggere.
 
Si pensa che i finlandesi del 2120, dopo la sigillatura, copriranno tutto di terra in armonia con l’architettura del paesaggio di cui sono cultori e se ne dimenticheranno.  A meno che non siano ancora in azione gli agguerriti ladri di rame o che l’umanità nel frattempo non si sia trasferita altrove, in qualche altra galassia denuclearizzata.
 
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