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A MENTE SGOMBRA
Il recupero edilizio del Dipartimento di Filosofia della New York University è stato impostato volutamente sulla massima semplicità degli spazi e della luce. Un esempio di architettura scolastica tutto da copiare.  A ideare l’intervento è stato Steven Holl, uno degli architetti americani più esperti in progettazione di spazi per lo studio e l’educazione scolastica.
Il Dipartimento di Filosofia dell’Università di New York doveva essere rimodernato, dal momento che l’edificio dei primi del secolo non rispondeva più alle esigenze di studio degli studenti: ambienti piccoli e bui, scale anguste, corridoi interminabili. 
Nulla di diverso dalle migliaia di scuole che anche noi qui in Italia abbiamo incontrato nel nostro percorso di studio.
A vedere come Steven Hool ha risolto il problema viene da pensare a come sarebbe altrettanto semplice risolverlo da noi.

La sostenibilità in architettura non passa solo dalla salubrità dei materiali e delle soluzioni tecniche che si mettono in atto, ma anche e soprattutto dall’idea di fondo, dal progetto del tipo di ambiente che si vuole offrire a chi utilizzerà quello spazio
L’idea dell’architetto per il recupero edilizio di questo vecchio edificio si è concretizzata in una serie di spazi di lavoro in cui la luce naturale si sparge nell’ambiente non solo attraverso le finestre, ma anche tramite pareti trasparenti e traslucide negli interni. Ma la cosa più interessante ideata da Holl, ispirata alle Osservazioni sui colori di Ludwig Wittgenstein, è la serie di barre polarizzatrici installate a ogni piano, che ripropongono l’intero spettro di colori attraverso la diffrazione dei raggi di luce naturale che inondano l’edificio, nel quale non è stato quindi necessario utilizzare nessun colore. 

Questi fasci di luce penetrano lo spazio centrale di ogni piano attraversando una serie di superfici bucherellate, lievemente inclinate seguendo angolature tutte diverse tra loro. La luce riflessa determina un ambiente profondamente sereno che invita alla contemplazione e alla riflessione.

Un ruolo importante è giocato anche dalle ombre che, come nell’architettura giapponese, creano ambiguità e luminescenze quasi oniriche. L’intensità del colore, la tonalità e la saturazione della luce generano sottili sfumature cromatiche, che cambiano a seconda della provenienza della luce stessa, se dall’esterno o dall’interno. L’equilibrio tra tutti questi interventi può essere apprezzato in pieno solo su pareti tinteggiate di bianco o incolori. Infatti, la tonalità della luce naturale viene percepita e apprezzata proprio nel contrasto che crea con l’ambiente circostante privo di colore. In questo modo, l’attenzione si focalizza sulla luce naturale, e la rende protagonista e generatrice, come sempre accade, dello stato d’animo e del pensiero che ne deriva.

Ogni giornata diversa finisce per essere fonte di un diverso punto di vista; ogni stagione si avvicenda all’interno di quell’ambiente: cambiamenti inattesi di intensità e densità fanno circolare la luce del sole all’interno dell’edificio in un gioco sempre diverso di contrasti tra luce e ombra, bianco e nero, forte e piano. La luce così scomposta propone dissolvenze contro profili netti e rigidi: le sottili armonie dei giochi di luce si contrappongono alle superfici che modellano i nuovi spazi. I grandi schermi forati, ciascuno con gradi diversi di inclinazione, lasciano penetrare i raggi solari come attraverso un tetto di foglie. 

Osservando la mia ombra per terra – spiega Holl - ho notato che la sagoma della mia testa aveva contorni confusi, mentre quella dei piedi era nitida. La distanza dell’ombra dal punto della sua proiezione altera drasticamente le caratteristiche dell’ombra stessa. Per osservare questo fenomeno è sufficiente tenere in mano una superficie bucherellata davanti a un foglio di carta bianco e allontanarla poco per volta da quest’ultimo”.
Holl ha sfruttato queste apparizioni della luce naturale non solo per creare infinite combinazioni di ombre, ma soprattutto per creare le condizioni necessarie per acuire la consapevolezza in una situazione procurata di totale ecologia della mente.

Le sensazioni sono le principali protagoniste della ecologia della mente. Cosa le produce e le governa ha un ruolo determinante nello stato d’animo di chi vive uno spazio fisico.
Nel decidere come originare le percezioni, Holl dimentica volutamente ciò che può aver imparato in precedenza: sembra non aver bisogno di simboli o immagini. Per lui la forma è connessa al peso, alla densità e alla luce, mentre il colore è connesso, sostanzialmente, con l’esperienza stessa della materia, e si traduce in materia, come una creazione generata dal movimento della mente.

Un processo progettuale apparentemente semplice ma che in realtà richiede la capacità di andare all’essenza, di togliere il superfluo per far emergere solo quello che conta o che serve davvero.
Le soluzioni suggerite da questo progetto, molto semplice e poco costoso,  sono particolarmente preziose da riproporre in costruzioni già esistenti, soprattutto quelle che soffrono di ambienti soffocanti e bui, tipici della architettura di inizio secolo, di cui noi abbiamo infiniti esempi sul nostro territorio. 

per approfondimenti:
www.stevenholl.com
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