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NOTTE AL CASTELLO

Gemma Sinibaldi

Tra le rovine di un palazzo abbaziale del XIII secolo in Piemonte è stato costruito un ostello a basso costo: un esempio singolare di “caparbietà sostenibile”.

Non è necessario dormire in un cinque stelle per passare una notte indimenticabile. Qui di stelle ce ne sono milioni, eppure l’albergo è un ostello a basso costo, costruito inserendo il progetto nel programma regionale di recupero e riqualificazione ambientale di strutture architettoniche esistenti a scopo alberghiero in occasione delle scorse Olimpiadi Invernali di Torino.


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La storia di questo albergo per viandanti si fonda su un esempio importante di perseveranza e di testardaggine “sostenibile” di una associazione, gli Amici della Sacra, che non si è mai arresa di fronte a ogni tipo di ostacolo e di scoramento, è riuscita a coronare il suo progetto: riportare alla luce una testimonianza unica nel suo genere e importante per la storia della Sacra di San Michele, della Valle di Susa e di Sant'Ambrogio. San Michele della Chiusa, un motore dello sviluppo del monachesimo europeo nell’anno mille, nel contesto dei monasteri benedettini europei intreccia la sua storia con molte realtà del mondo medievale: è sulla via che porta a Santiago di Compostela e rappresenta ancora oggi una delle tappe di pellegrinaggio più importanti d’Italia.

Una decina di anni fa, chi saliva a piedi alla Sacra di San Michele da Sant'Ambrogio per la mulattiera che esce dal paese, incontrava le rovine del castello, o palazzo abbaziale, che dal XIII al XIV secolo fu la residenza degli abati della Sacra. Nel palazzo si svolgevano molte funzioni: era la residenza degli abati della Sacra o di un loro Vicario, a cui i feudatari facevano atto di sottomissione. Gli abati, o i loro Vicari, amministravano la giustizia, nell’edificio risiedevano giudici e impiegati, ed era presidiato da una scorta armata. Per queste ragioni, in molte occasioni di invasione o rivolta, il castello fu distrutto.

Era ormai in abbandono dalla metà del 1700 quando all’interno vi fu costruita anche una casa privata.
Sembrava perduto per sempre quando pochi anni fa l’Associazione Amici della Sacra decise di prendersi cura del monumento e di avviare un progetto di recupero e riqualificazione ambientale del castelloabbaziale di Sant’Ambrogio di Torino. Convincere l’Amministrazione Comunale di Sant'Ambrogio ad acquisire la casa privata all’interno del castello per distruggerla è stato lungo, ma non difficile: l’occasione era troppo importante e unica perché ci si potesse permettere di perderla.

Con vari passaggi successivi di tutela archeologica e di recupero ambientale, si è riusciti anche ad inserire il progetto nel bando per le nuove Olimpiadi e a far partire la costruzione di un ostello per 40 viandanti.

Il termine ostello può trarre in inganno: la costruzione, progettata dallo studio LSB Architetti Associati di Torino, è in acciaio e vetro, si appoggia con grazia sulle mura e si incastra con determinazione tra le rovine lasciate intatte del castello. Il gioco di materiali è sapiente, la pietra appare e scompare negli interni, come anche il legno. Tutto è naturale e nel rispetto dell’ambiente. Ma soprattutto è sostenibile, nel senso più esteso che questo termine rappresenta: tecnicamente presenta i primi rudimenti di sostenibilità (è un progetto non recente, del 2002), sfruttando al massimo il soleggiamento con le pareti vetrate, ed è costruito in materiali naturali tutti riciclabili. Ma soprattutto si inserisce nell’ambiente con qualità, non lo degrada ma lo valorizza, consente il riuso di aree dismesse, consente la riscoperta di luoghi dimenticati, ricordando che l’impatto ambientale e la natura dell’impronta ecologica che noi lasciamo al nostro passaggio sono quelli che fanno la differenza tra un atteggiamento intelligente e uno arrogante. Soprattutto nei confronti dello spazio costruito.


Per approfondimenti:
http://www.arealsb.it



[21/01/2010]


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