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SIAMO IN ALTO MARE

Graziella Dolfi

Un progetto concreto di recupero turistico delle piattaforme petrolifere abbandonate al largo degli Stati Uniti sta per rappresentare l’esempio più estremo di riqualificazione ambientale sostenibile.

Con una drastica svolta nella visione del petrolio, le piattaforme sono trasformate da obsolete strutture industriali in un vibrante componente dell’ecosistema della biosfera e in una nuova destinazione per i viaggiatori” ha affermato Douglas Oliver, Director of Design di Morris Architects, lo studio professionale autore del progetto-tipo di riuso a scopo turistico delle piattaforme americane.


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Ci sono circa 4.000 impianti di trivellazione del petrolio nel Golfo del Messico che variano in termini di dimensioni, profondità e mobilità, che saranno smantellate entro il prossimo secolo. Se un ponte di uno di questi impianti è di circa 6.100 metri quadrati, vi sono potenzialmente 24 milioni di metri quadrati di spazio utilizzabile appena al largo delle coste degli Stati Uniti. L'attuale sistema di rimozione delle piattaforme è l’esplosione, che costa milioni di dollari e distrugge grandi quantità di organismi marini. Cosa potrebbe succedere se fossero riconvertite in isole-resort esclusivi? Il Golfo del Messico potrebbe diventare la Dubai americana su cui costruire? Questo progetto esamina la possibilità di creare un eco-resort di lusso autosufficiente”.

Considerare una piattaforma petrolifera come un esempio di luogo ecologico dal basso impatto ambientale, può sembrare una forzatura incomprensibile.
Basta però considerare la cosa dal verso opposto: quanto costerebbe smantellare tutte le piattaforme esistenti? Che danno ambientale ne deriverebbe? Dove verrebbero stoccati tutti i materiali di risulta non riciclabili? L’ambiente marino circostante per quanto tempo verrebbe sconvolto dai lavori di smantellamento?

E’ partendo appunto da questo approccio conservativo e riabilitativo a basso impatto ambientale che lo studio americano Morris Architects ha elaborato il progetto standard di riuso di queste isole di lavoro artificiali al largo negli oceani, che rappresenta una operazione di recupero e riqualificazione ambientale sostenibile perfettamente in linea con le esigenze della edilizia intelligente di nuova generazione, orientata prima al riutilizzo di quello che già esiste, e poi, semmai, alla costruzione ex-novo.
Il progetto, chiamato Oil Rig Platform Resort & Spa, ha già vinto due premi importanti: il Grand Prize al Radical Innovation in Hospitality Award e il SARA National Design Award of Excellence, la più alta onorificenza in tema di design della Society for American Registered Architects.

Il Rig Resort attirerebbe appassionati di sport acquatici e darebbe la possibilità di conoscere il ricchissimo habitat sottomarino che ospita coralli rari e oltre 30.000 specie diverse di pesci. Immersioni, pesca sportiva, snorkeling e tour in sottomarino o sommergibile sono solo alcune delle attività rivolte ai turisti più avventurosi. Coloro i quali non fossero interessati all'esperienza dell’oceano potrebbero riposare sulla "spiaggia" di sabbia bianca in copertura, lungo un infinito bordo piscina. Questa destinazione richiamerebbe anche organizzatori di conferenze, imprese in cerca di una meta unica, nonché coppie e famiglie in cerca di un week-end di evasione. Il Rig potrebbe, inoltre, servire come porto di scalo per le principali navi da crociera in rotta verso altre destinazioni del Messico e dei Caraibi.

La cosa architettonicamente interessante di questo intervento è che, grazie alle caratteristiche originarie, le piattaforme petrolifere si prestano benissimo ad ospitare fonti di energia rinnovabile che renderebbero il resort ecologicamente sostenibile e autonomo anche dal punto di vista energetico.

La costa del Golfo del Messico è infatti caratterizzata da venti costanti e intensi che potrebbero alimentare le turbine eoliche montate sulle piattaforme esistenti. E quando nel Golfo c'è vento, ci sono anche le onde. Potrebbero essere installati dei generatori di energia elettrica dal moto ondoso sia come unità fisse nelle acque più superficiali sia come boe in quelle più profonde. Per il riscaldamento e il raffreddamento, i sistemi geotermici a terra, integrati nelle attuali strutture di sondaggio e trivellazione, potrebbero essere adattati per lavorare in mare, approfittando della sua temperatura costante ai livelli più bassi. Infine, i pannelli solari potrebbero essere apposti sui derrick esistenti in un formato verticale, sul ponte stesso o anche integrati nei tralicci della piscina. Con la combinazione di queste tecnologie, il Rig Resort genererebbe più di potenza del necessario, con sistemi sovrabbondanti e completamente autosufficienti.

Noi ne stiamo parlando al condizionale, ma la prima piattaforma–resort ecologico è già in ristrutturazione, quindi a breve il risultato di questo progetto estremo sarà visitabile. Si spera che non resti il solo, visto che potrebbe servire da grande volano di interesse internazionale per il nuovo concetto di architettura del recupero a basso impatto ambientale: il tipo di architettura che al giorno d’oggi dovrebbe essere valorizzata prima di ogni altra.

Per approfondimenti:
http://www.morrisarchitects.com/

[14/01/2010]


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#1 - 18-01-2010 12:49:55
Luigi:

Interessante, davvero...!! sembrerebbe un paradosso utilizzare una piattaforma petrolifera, per un opera ecosostenibile..!!!

#2 - 20-01-2010 11:13:26
biagio:

Interessante. Meglio riutilizzare opere esistenti che realizzare delle nuove. Mi chiedo solo se psicologicamente la cosa non potrà infastidire i potenziali ospiti. www.hotelsostenibile.com

#3 - 25-02-2010 14:10:45
patrizia:

La riqualificazione è il modo migliore per recuperare l'esistente, prima di dare vita a nuove creazioni.

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