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Viaggi

L’emergenza COVID-19 sta imponendo una tregua inedita dall’affollamento di turisti che, con l’inizio della bella stagione, prendono solitamente d’assalto le città d’arte italiane. Questo spopolamento forzato può essere però un’opportunità unica per ripensare un turismo più sostenibile, in particolare per Venezia. Città tra le più ambite di tutto il mondo, negli ultimi anni sta affrontando diversi problemi legati alle ondate di visitatori ormai presenti tutto l’anno, che soprattutto nella bella stagione rischiano di sommergerla danneggiandola gravemente.

 

Le immagini riportate dai media in queste settimane hanno mostrato le città sotto una nuova luce, come scenografie in cui l’architettura spoglia è la sola protagonista di scene mute e addormentate.

Tutta questa bellezza custodita dal tessuto urbanistico disabitato che stiamo ora riscoprendo da remoto ha bisogno di essere tutelata. Infatti, se da un lato si auspica il ritorno dei turisti per risollevare un settore in profonda crisi, dall’altra è necessario ripensare il sistema attuale affinché non si ripetano situazioni di sovraffollamento che caratterizzano da anni le città italiane e in particolare il paesaggio veneziano.

 

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, un’attività turistica è sostenibile solo se non trasforma l’ambiente sociale, naturale e artistico in cui si svolge e non ostacola o impedisce lo sviluppo di attività economiche di natura differente.

L’incremento del turismo mordi e fuggi ha spinto verso un aumento degli affitti generalizzato che ha colpito in particolar modo i residenti, i quali in tanti hanno preferito trasferirsi sulla terraferma e recarsi nel centro storico come lavoratori pendolari. Tutto ciò può essere alla base dell’impoverimento del tessuto economico centrale, sempre più dipendente da una clientela di passaggio e meno da quella dei cittadini locali. Questo è forse uno dei motivi per cui l’attuale crisi sanitaria ha inciso qui più che in altre città sulla perdita di posti di lavoro e chiusura delle attività di ristoro come bar e ristoranti.

 

È evidente quindi che la risposta al problema dell’over-tourism non può essere esaurita esclusivamente in misure di controllo degli accessi all’isola o in sanzioni salate per i turisti indisciplinati. È necessario trovare soluzioni aggiuntive capaci di valorizzare tutte quelle attività economiche parallele al turismo di cui Venezia è fin dalle sue origini ricchissima.

Un esempio rinomato in tutto il mondo è l’originale produzione dei vetri di Murano, arte molto antica e fiore all’occhiello dell’artigianato locale, oltre ai merletti di Burano e alla pesca del novellame e della moléca, il granchio al momento della muta, la cui cattura richiede almeno dieci anni di preparazione secondo tecniche tradizionali tramandate di padre in figlio.

Per diversi secoli snodo cruciale per il commercio nel mediterraneo, Venezia ha assorbito costantemente la bellezza e l’influsso di innumerevoli culture, il che ha favorito il fiorire di luoghi dedicati alla valorizzazione e alla promozione di tutte le arti. Attualmente queste Istituzioni, tra cui la Mostra del Cinema, la Biennale e l’Università Ca’ Foscari, sono riconosciute unanimemente tra le più influenti a livello mondiale nel settore cinematografico, artistico e culturale.

 

Il finanziamento e l’espansione di queste attività permetterebbe una reale diversificazione del ventaglio produttivo dell’isola, così da assicurare ai propri abitanti un reddito non in balia del flusso turistico, per sua natura instabile e ora più che mai vulnerabile.

 

 

 

 

Photo: Jo Wiggijo from Pixabay

Fonte: https://www.forbes.com/sites/rebeccahughes/2020/05/08/is-coronavirus-the-last-chance-to-save-venice/#1bb32a453a3b

 

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