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LA BIO-ARCHITETTURA è DECOSTRUTTIVISTA? SOLAR HOUSE 2.0

Allo Smart City Expo di Barcellona del 2012, i progettisti dell’IAAC,  Istituto di Architettura Avanzata guidati da Rodrigo Rubio hanno presentato l’ Endesa Pavilion Solar House 2.0 .

Basato sui principi dell’edilizia sostenibile e la massima efficienza energetica si presenta come una sorta di gigantesco “riccio” di legno con il tetto ricoperto di pannelli fotovoltaici e una facciata assolutamente non tradizionale. A primo impatto la facciata sembrerebbe infatti  progettata a caso ma, informandosi un po’ meglio, si scopre che questa è frutto di precisi calcoli algoritmici effettuati per mezzo di un software fornito dall’Endesa, che è in grado di individuare l’inclinazione di ogni singolo pannello presente a seconda dell’inclinazione solare. In questo modo, a parità di volume, i progettisti sono riusciti a sfruttare la maggiore quantità di superficie possibile, rendendo tridimensionale la facciata e creando dei cunei capaci anche di schermare dal sole estivo, oltre ad ospitare altri numerosi mq di fotovoltaico.

E’ chiamata Solar House 2.0, ed ovunque se ne parla come se fosse davvero la fotografia  di quelle che potrebbero essere “le case del futuro”. Una sorta di up-grade delle case tradizionali per ottenere il massimo delle performances: realizzata in legno, con fotovoltaico integrato, con un controllo totale dei consumi, dell’illuminazione naturale e della ventilazione. Sembra presentare davvero tutte le novità in tema di sostenibilità.

Un padiglione espositivo che funge da vero e proprio banco di prova per testare, sperimentare, costruire, ma non sarebbe assurdo se l’avvicinarsi alla bio-architettura anziché farci tornare alle buone pratiche di progettazione, e a soluzioni semplici con materiali a basso impatto ambientale e consumi di energia quasi nulli, faccesse invece virare la forma architettonica verso qualcosa di quasi irriconoscibile?

“Questo progetto è davvero innovativo e può aprire nuovi scenari sul futuro della progettazione  edilizia sostenibile.” dice il progettista Rodrigo Rubio, e bisogna dargliene atto, considerando le caratteristiche di questo tipo di  tecnologia:  un software che calcola l’integrazione delle ombre, la produzione di energia, il flusso di aria condizionata, e l’illuminazione naturale ed artificiale per definire una volumetria che non è più la concretizzazione di un concept progettuale ma il risultato matematico di calcoli.  Ma un dubbio rimane:  davvero l’integrazione del digitale con i concetti di sostenibilità potrebbero portarci a decostruire la forma a favore di funzionalità, risparmio ed efficienza?

Fra 50 anni potremo ancora chiamarla “casa” così come l’abbiamo sempre conosciuta, oppure l’ottimizzazione dei principi eco-sostenibili avrà messo completamente in crisi la scatola esterna dell’edificio decostruendola a favore di soleggiamento e ventilazione?

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Dalla chiocciola al green building


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