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Ricerca Scientifica

Il tema della salubrità degli ambienti indoor è più che mai attuale in un momento storico in cui il mondo intero si trova a combattere contro questa terribile pandemia. La crisi sanitaria attuale ha messo in luce l’urgente necessità che gli spazi in cui viviamo siano salubri, sia tra le mura domestiche che soprattutto in quegli ambienti in cui sono ospitate le persone più fragili e ad elevato rischio di contagio: ospedali e case di riposo.

 

Come progettare questi edifici per garantire lo svolgimento ottimale delle funzioni mediche e la massima igienicità degli spazi senza tralasciare l’aspetto compositivo? È necessario indagare le proprietà dei materiali in modo da selezionare quelli che soddisfano pienamente sia le istanze di tipo sanitario che estetico.

Le buone pratiche di pulizia e igiene delle superfici e personale su cui tanto si insiste in questi giorni, come lavarsi spesso le mani e detergere con soluzioni disinfettanti gli ambienti, sono sicuramente un metodo efficace contro la proliferazione batterica e di altri agenti dannosi alla salute. Questo obbiettivo però può essere garantito in modo semplice ed efficace anche grazie ad una scelta consapevole dei materiali per le finiture, capaci per composizione di inibire la formazione di biofilm batterici.

 

Innanzitutto, è bene prediligere superfici continue e materiali poco porosi, in modo da minimizzare i giunti e incavi in cui i batteri potrebbero concentrarsi e sarebbero rimossi difficilmente. Infatti, se gran parte di questi microrganismi sono benefici per l’uomo, altri possono causare gravi danni a livello soprattutto respiratorio ed intestinale e causare anche malattie infettive contagiose. Per questo motivo le camere d’ospedale presentano sempre più frequentemente finiture di questo tipo poiché antisettiche e facilmente igienizzabili.

Inoltre, la presenza al proprio interno di minerali naturalmente antibatterici, come oro, argento, rame e zinco, può essere un elemento fondamentale per l’igienicità di un materiale. Essi, infatti, sono i responsabili della fotocatalisi, un processo naturale di reazione ai raggi solari il cui esito è il rilascio nell’ambiente di molecole che possono legarsi a quelle inquinanti, rendendole complesse e quindi non più pericolose per l’uomo.

In commercio sono presenti particolari additivi applicabili sulle superfici che le rendono più performanti dal punto di vista sanitario. Essi immettono agenti chimici capaci di attaccare i batteri e distruggerli, ma hanno delle pesanti controindicazioni. Infatti, le verifiche attuate secondo il regolamento REACH (Registration, Evaluation, Authorization and Restriction of Chemicals) hanno dimostrato che al loro interno sono presenti fino a 161 componenti potenzialmente nocivi per la salute umana e per l’ambiente, tra cui il Bisfenolo A, e per questo motivo il loro uso è fortemente sconsigliato.

La ricerca ha dato vita negli ultimi anni ad un aumento esponenziale della varietà dei materiali antibatterici, motivo per cui attualmente si possono trovare sul mercato svariate tipologie di finiture, colori e texture applicabili quindi non solo specificatamente all’edilizia ospedaliera ma anche a quella residenziale e pubblica.

 

È estremamente importante quindi, ora più che mai, verificare la composizione dei materiali scelti in fase progettuale, prediligendo quelli che contengono naturalmente nella propria composizione proprietà antisettiche, in particolare tutti quelli testati a laboratorio, con certificazione EPD e conformi a standard italiani ed internazionali.

 

 

 

Hospital Universitario A Coruña (CHUAC) / CASA SOLO Arquitectos. Image Curtesy of Porcelanosa Grupo

Fonte: https://www.archdaily.com/938260/the-importance-of-antibacterial-surfaces-in-healthcare-architecture

 

 

 

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