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Un giro per le montagne del Supramonte in Sardegna di questi tempi può essere molto istruttivo. Orgosolo e Graziano Mesina sono una metafora perfetta di quanto ci sta capitando oggi.

Non era previsto. Certo, se vai a Orgosolo, te lo puoi anche aspettare, ma tutto sommato non è detto. E invece ho incontrato quasi per caso il "re dei banditi", l'ex latitante e ricercato più famoso d'Italia, quello che era diventato il punto d'onore dello Stato, la sua spina nel fianco, il confine tra il grido di vittoria o sconfitta delle Istituzioni. Quello che secondo le cronache è stato accusato di "delitti efferati" contro lo Stato, si è fatto 40 anni di carcere, 5 di latitanza e 11 di arresti domiciliari. E se è stato tanto simpatico anche a Indro Montanelli, che proprio stupido non era, un motivo ci sarà.

In effetti Mesina apre orizzonti di riflessione molto vasti. Il personaggio è certamente particolare, molto empatico, senza alcuna difficoltà si apre alla confidenza in maniera molto fiera e, vorrei dire, elegante. La sua storia è complessa e rocambolesca, ed è attuale per un aspetto: stiamo parlando di un uomo che, a torto o ragione, ha difeso con ogni mezzo lecito e illecito il diritto della sua terra a mantenere i propri codici e le proprie regole ferree. Barbariche forse, o meglio "barbaricine" come si dice qui, ma millenarie, che da sempre garantivano un equilibrio alla vita pastorale delle sue montagne.

Lo Stato con le sue regole "nuove" non era previsto, ma solo perché lo Stato da subito è stato uno Stato "contro", che ha voluto imporre la sua "giustizia" senza studio, gradualità e rispetto.

Sul tema dell'ingiustizia l'intero paese di Orgosolo negli ultimi 50 anni è diventato un museo a cielo aperto: murales su quasi ogni casa raccontano di dittature, soprusi, violenze di tutto il mondo: 8 marzo 1908 a New York, la caduta di Saddam Hussein, l'attacco alle Torri Gemelle, e così via per tutto il paese. Fa effetto trovare immagini e riflessioni sulle pagine più drammatiche della storia mondiale anche più recente proprio qui, in uno dei luoghi più impervi e per tanto tempo più inaccessibili d'Italia. Significa che il tema dell'ingiustizia e del disagio della popolazione qui è stato sempre vissuto, a torto o ragione, come il tema più scottante e doloroso. Il messaggio di fondo è molto semplice: gli scompensi della storia da sempre sono generati da soprusi perpetrati da pochi privilegiati ai danni della massa dei deboli.

Parlando di questo il pensiero corre inevitabilmente a molte analogie inquietanti, pur con le dovute cautele, con quanto sta accadendo oggi in Italia. Il vero nemico, oggi come allora, non è tanto lo Stato, quanto quel genere di banditi veri che, come allora, di nuovo lo Stato non vede e verso i quali andrebbero rivolte le energie.

Allora venivano ricercati i rivoltosi locali come Mesina ma non quelli che loro combattevano: gli speculatori, i latifondisti e i miliardari che offendevano le terre, le coste e gli abitanti con la loro avidità di ricchezza, senza portare in alcun modo benessere alle popolazioni locali.

Oggi vengono, come allora, caricati i deboli del peso di una regolamentazione, allora territoriale e sociale, oggi economica, ma non ne vengono come allora perseguitati i veri responsabili.

Tutta l'Italia è piegata in uno sforzo quasi da asfissia per rinascere, ma nulla viene energicamente e prioritariamente fatto per perseguitare chi fin qui ci ha portato: finanza, mala-politica e avidità individuali.

Le ingiustizie sono evidenti oggi come allora. Per catturare Mesina ricorda lui con ironia, a un certo punto c'erano 12 elicotteri da guerra e 3500 caschi blu che circondavano il paese di Orgosolo. Per lo Stato era un punto d'orgoglio, un successo da caricare di forza simbolica. Oggi quegli elicotteri e quei caschi blu sono i nuovi latitanti.

Eppure basterebbe molto meno per assicurare alla giustizia i cancri della nostra società: per far qualche esempio basterebbe bloccare subito i cosiddetti "diritti acquisiti", ossia gli stipendi pubblici tripli o quadrupli alle stesse persone, impedire per sempre a certi speculatori, finanzieri o politici di fare qualunque attività, obbligarli a restituire il maltolto, e soprattutto esporli al pubblico ludibrio. Qualcosa sta iniziando ad accadere, ma è poco. I peggiori sono ancora lontani dall'essere colpiti.

Se così non sarà, il rischio della tensione sociale che si sta accumulando potrebbe essere la nascita di nuovi falsi "banditi" che con tutti i mezzi leciti e illeciti potrebbero macchiarsi per disperazione di gesti anche sbagliati. E sarebbe un peccato.

Non è necessario essere degli eroi per ottenere il giusto. Basterebbe un Paese che avesse a cuore quelli che sono i valori portanti di una qualunque società sana: la cura dei giovani, delle donne, degli anziani, la corretta redistribuzione della ricchezza indebitamente accumulata, la caparbia condanna della avidità e della furbizia, l'inibizione della finanza speculativa, la persecuzione severa dell'evasione fiscale, la tutela e la promozione delle attività economiche sane, l'esercizio di una giustizia veloce, equa e imparziale. Tutte cose che nei codici "barbari" e millenari esistono da sempre.

Oggi in Italia non è così. Oggi vige ancora un banditismo d'élite ricco, subdolo, sottile, globale, intelligente e protetto, che a fatica si riuscirà a stanare. A meno di non metterci d'impegno tutti a combatterlo in ogni forma e da ogni pulpito. Facendo se necessario tutti i nomi e cognomi.

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